La fiaba di Selvino 2018

Scrivere una fiaba che non superi novanta righe, destinata ad una giuria di lettori bambini.

Questo l’obiettivo del concorso letterario La fiaba di Selvino.

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Chubby child Prompto (FFXV); fanart: Noct-Gar

Mi sono divertita molto ad inventare la mia; la storia di un bambino proprio come il pubblico per il quale l’ho scritta.

Un ragazzino cicciottello, vittima della cattiveria e debolezza dei coetanei alle quali la vera amicizia saprà porre rimedio.

Un piccolo monito ai bambini per non cascare nella tentazione di giudicare e ridicolizzare gli altri ma anzi, far tesoro delle belle qualità racchiuse in ognuno di noi.

La mia fiaba non è arrivata in finale ma lasciarla nell’oblio mi spiace davvero  quindi eccola qui, così che forse possa venir letta:

 

Buono come il pane

C’era una volta al limitare di un grande bosco il villaggio di Mentafiorita, tra i suoi abitanti regnava la bontà e uno di loro in particolare, era il più buono di tutti.

Panperduto era un bambino di dieci anni, timido e paffuto; grandi e piccini gli volevano bene perché era gentile e di buon cuore.

<<Panperduto mi aiuta sempre quando non capisco qualcosa durante la lezione>> diceva il suo compagno di classe Timmy.

<<Quella volta che ho litigato con mio fratello, è stato lui a riportare la pace!>> raccontava un altro bambino.

<<Panperduto è proprio un bravo figliolo!>> concludevano gli anziani del villaggio.

Lo amavano persino gli animali poiché faceva loro compagnia, li accarezzava quando erano tristi e provvedeva se non avevano abbastanza cibo.

Non c’erano dubbi: quel ragazzo era buono come il pane.

Un triste giorno arrivò a scuola una nuova alunna di nome Serpentina e affascinati dalla novità, tutti i bambini volevano fare amicizia con lei.

Durante l’intervallo si radunarono per giocare a palla ma non appena Timmy invitò Panperduto a unirsi a loro Serpentina strillò: <<Non voglio che giochi anche lui perché è soltanto un ciccione!>>.

Tutti rimasero in silenzio e Panperduto non obiettò.

L’indomani Serpentina gli fece lo sgambetto senza farsi notare e quando il poverino cadde a terra lo additò dandogli ancora del ciccione. Stavolta alcuni compagni ridacchiarono di lui e si rattristò.

A ricreazione Serpentina non perse l’occasione di canzonarlo nuovamente: <<Guardate come mangia! ciccione, ciccione, ciccione!>>.

Gli altri bambini si unirono a lei in coro e il povero Panperduto smise di mangiare.

Il giorno dopo e i seguenti, il bravo figliolo di Mentafiorita scomparve.

Dopo lunghe e inutili ricerche, il villaggio si rassegnò alla sparizione del bambino.

Da quando Panperduto non c’era più tutti erano diventati meno gentili con gli altri; anche gli animali: le mucche non davano latte, le uova delle galline erano vuote, i cani non facevano la guardia né i gatti le fusa.

Il bosco era silenzioso e soltanto Timmy si domandava ancora dove fosse finito il suo amico.

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drawing: Ravven78

Una sera Timmy incontrò una volpe, era la prima volta dopo tanto tempo che un animale selvatico faceva la sua comparsa al villaggio e come d’incanto, si trasformò in una fanciulla dai lunghi capelli fulvi.

<<Gli animali possono trasformarsi per parlare con gli umani in casi molto difficili>> spiegò la giovinetta: <<Senza il buon esempio di Panperduto gli abitanti del villaggio stanno diventando egoisti, noi animali invece non abbiamo più nessuno che ci capisca come faceva lui>>.

<<Manca molto anche a me, la colpa è tutta di Serpentina e dei bambini che lo hanno deriso>> affermò Timmy.

<<Io so dove potrebbe trovarsi Panperduto e mi sono rivolta a te perché sei l’unico che si sta davvero preoccupando per lui. Andiamo a cercarlo insieme>>.

Timmy accettò di seguire la ragazza e si addentrarono nella foresta.

Ci volle tutta la notte per attraversare il bosco reso tetro dall’assenza della luna, tuttavia Timmy era deciso a non tornare indietro senza Panperduto quindi continuò a camminare affidandosi alla guida esperta della fanciulla.

Il ragazzo smarrito si era rifugiato in una grotta talmente nascosta che nessun membro del villaggio era mai riuscito a scovare.

<<Panperduto mi dispiace tanto per ciò che è successo, prometto che se tornerai al villaggio ti aiuterò a far capire agli altri che hanno sbagliato e nessuno ti prenderà più in giro!>> disse Timmy per convincerlo a tornare.

<<Senza di te il villaggio non è più lo stesso, gli animali domestici si rifiutano di collaborare con gli umani e quelli del bosco sono spariti. Torna a casa, Mentafiorita ha bisogno della tua bontà>> implorò la fanciulla.

Rincuorato Panperduto strinse forte la mano di Timmy che da allora sarebbe diventato il suo più fidato amico.

Dopo averli riportati al villaggio, la fanciulla porse a Panperduto un cestino di more.

<<Devi offrire questi frutti ai tuoi compagni, li aiuteranno a capire il loro sbaglio. La mora più grossa e succosa lascia che sia Serpentina a mangiarla, rivelerà la sua vera natura>>.

Augurandogli buona fortuna la giovane mutò in volpe e sparì nella selva.

Il villaggio intero accolse con stupore il ritorno del ragazzo, soltanto Serpentina non sembrava affatto contenta.

Afferrò la più grande mora del cestino come la volpe aveva predetto e la morse avidamente dopo essersi assicurata che i bambini non avessero subito strani effetti mangiando le altre.

Poi all’improvviso, come per magia, i fanciulli cominciarono a gonfiarsi diventando più grassi dello stesso Panperduto.

Serpentina non cambiò di una virgola e convinta che la sua mora diversa dalle altre non fosse incantata, derise i compagni al ritmo della sua solita cantilena.

 

  <<Avete capito come ci si sente? non bisogna mai prendere in giro nessuno!>>.

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“[…] derise i compagni al ritmo della sua solita cantilena”; Hermione fanart: Britt’s Art        
Timmy rimproverò i coetanei in lacrime che si scusarono con Panperduto.

<<Vi perdono amici, facciamo la pace!>> rispose il bravo fanciullo.

Dopo aver pronunciato quella frase l’incantesimo svanì e i bambini tornarono al loro normale aspetto.

La voce di Serpentina invece si fece sottile come il sibilo di un serpente e il suo corpo rimpicciolì trasformandosi in quello di una vipera.

Sconfitta e furiosa, la creatura si agitò a terra qualche secondo prima di tuffarsi nel bosco e strisciare via senza mai più far ritorno a Mentafiorita.

La vipera Serpentina odiava la bontà e approfittando della sua forma umana voleva portare scompiglio al villaggio, ma la magia della mora l’aveva smascherata e punita impedendole per sempre di trasformarsi.

Gli animali ripopolarono il bosco e quelli domestici tornarono a collaborare con gli uomini che compresero meglio l’importanza di essere buoni gli uni con gli altri.

Nessun bambino rise più di Panperduto e tutti seguirono l’esempio di Timmy.

Panperduto tornò a essere un buon modello per il villaggio ma soprattutto felice, perché aveva di nuovo degli amici che nonostante il suo aspetto, lo amavano per la bontà e tutte le belle qualità che aveva dentro di sé.

Lavi.

 

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Grandi letture per piccoli lettori

I genitori vorrebbero che i propri figli leggessero, è comune il pensiero che un bambino leggendo abbia soltanto da guadagnarci:

  • Assimila nuovi vocaboli e metabolizza il linguaggio padroneggiandolo meglio.
  • Impara cose nuove sviluppando interesse ed inclinazioni per disparati argomenti.
  • Vola con la fantasia, immagina, fantastica, sogna…
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    “Vola con la fantasia, immagina, fantastica, sogna…” (art: yuumei/Wenqing Yan)

     

Concordo con questo modo di pensare, io stessa sono stata una bambina che leggeva e oggi sono un’adulta che legge (e scrive!).

Forse non sarebbe così, se mia madre da piccola non mi avesse iscritta in biblioteca dove per due giovedì al mese, io e lei avevamo appuntamento fisso e sceglievamo nuove letture.

Ero una di quelle bambine inclini ai racconti e ai romanzi, si può dire la categoria più semplice di piccolo lettore che si possa incontrare.

Mio fratello adorava invece gli atlanti o quei libri che ti spiegano il “perché di ogni cosa”; perché il cielo è azzurro, perché i pesci non chiudono mai gli occhi, perché gli elefanti hanno paura dei topi (scherzavo! questa credo sia solo una leggenda xD).

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Per esempio…sforzandovi credo proprio troverete molto meglio di “libri” simili…

Trovo ingiusto forzare un bambino a leggere quel che lo annoia, però trovo corretto controllare quel che legge e sforzarsi di trovare il libro giusto per lui.

Esatto: come per gli adulti, anche i bambini hanno i loro libri, quelli capaci di pizzicare le corde dei cuori o pigiare il bottone della curiosità, quella curiosità che accenderà forse l’interesse per l’astronomia, i dinosauri e la preistoria o per le favole di Esopo e i miti greci.

Di seguito, voglio scegliere cinque letture a mio parere ottime, che si rifanno però all’universo romanzesco dei giovani lettori perché è quello il mio settore di competenza:

 

 

Prime letture; 2-4 anni

 

1509804757.jpgIl Gruffalò di J.Donaldson e A.Scheffler

Un astuto topolino che sa cavarsela contro tutti i predatori del bosco compreso il Gruffalo, che a sua insaputa si trasforma in una vera arma di difesa.

Divertente e originale, lo scoprii in Inghilterra grazie ad uno dei bambini ai quali feci da baby-sitter.

Nell’edizione italiana si può trovarlo come “Il Gruffalò” e anche la traduzione è ben riuscita.

 

Verso l’autonomia; 7 anni

etulane Lo straordinario viaggio di Edward Tulane di K.Di Camillo

Un altezzoso e arrogante coniglio giocattolo incapace di guardare al di la di sé stesso, finirà suo malgrado vittima di un viaggio infinito che gli insegnerà però che cos’è l’amore e come imparare ad amare.

Coinvolgente e toccante, un piccolo tesoro educativo e  dall’importante messaggio.

 

 

lavinia L’incredibile storia di Lavinia di B.Pitzorno

Se Cenerentola deve essersi sentita alle stelle per il suo riscatto sociale dopo le nozze con il principe, riuscite ad immaginare quello di un’orfanella emarginata che ha ricevuto un anello magico capace di trasformare tutto quanto in…cacca?

La notorietà di questo romanzo tradotto in più parti del mondo non è un caso: divertimento, fantasia ed un pizzico di riflessione lo rendono una lettura veramente accattivante.

 

 

La terra di mezzo; 8-10 anni

papagambalunga.jpg Papà Gambalunga di J.Webster

Judy è sola al mondo e destinata ad un povero domani ma un benefattore in incognito si fa carico della sua istruzione. Judy non sa niente dell’uomo misterioso, ha visto soltanto la lunghissima ombra delle sue gambe e gli è tanto riconoscente da scrivergli per anni rivolgendosi a lui come “papà Gambalunga”.

Anna dai capelli rossi è un romanzo adorabile ma sulla stessa linea preferisco consigliare questo perché meno famoso, autoconclusivo e altrettanto formativo ed adeguato a un pubblico di ragazzine.

 

Consapevolmente; 11-13 anni

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Il gran sole di Hiroshima di K.Bruckner

La vera storia di Sadako, vittima ed emblema della bomba atomica che tentò di realizzare mille gru di carta che secondo la leggenda, permetterebbero di esprimere un desiderio. Sadako voleva guarire dalla leucemia dovuta alle radiazioni e come lei veder guarire tutte le vittime della bomba e diffondere la pace nel mondo.

Una delle fonti migliori per approcciarsi fin dalla giovane età, al dramma della bomba atomica.

 

 

Senza nulla togliere alla saga di Harry Potter, la letteratura per l’infanzia comprende anche altro e molto di più.

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Esempio di libro estremamente curato nell’estetica.

Non conviene fermarsi alle apparenze, all’aspetto estetico estremamente curato ma cercare attentamente fra i libri perché né esistono molti, meravigliosi, alcuni apparentemente anonimi ma tra i quali potrebbe nascondersi proprio quello che farà breccia nel cuore di molti bambini.

Lavi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore verde

 

Il verde è il colore della natura; dei fili d’erba pettinati dal vento che si fanno brillanti alla luce del sole e opachi sotto le nuvole.

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Photo by: Alexandra Bochkareva

È lo stesso colore dei boschi silenziosi che conoscono il linguaggio cantato degli uccelli, i movimenti astuti degli scoiattoli ed i passi felpati delle volpi.

Tutti noi abbiamo una preferenza per uno o più di un colore.

Il mio è senza dubbio il verde, lo è da moltissimo tempo e nel verde vedo specchiarsi gran parte della mia personalità: la calma, la serenità, il mistero.
Amo quindi indossare il verde e identificarmi con esso.

Il verde è anche il colore dell’Inghilterra: non dimenticherò mai il mio primo volo aereo, un viaggio completamente sola verso una terra che fino ad allora avevo soltanto immaginato e non mi aspettavo fosse così…verde.
Fu il mio primo pensiero osservando il suolo britannico mentre l’aereo planava: “È davvero verde!”.

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Un mio scatto presso: Morwellham Quay, Tavistock (Inghilterra; Devon)

Colline costantemente purificate dalla pioggia, giardini di smeraldo che mai potrò

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Arthur Kirkland and magic creatures; fanart Shishio

dimenticare.
E ancora fate, brownies e pixies nascosti nel fogliame che sognavo di poter scorgere prestando attenzione ai cavalli selvaggi del Devon.
Questa è l’Inghilterra che mai dimenticherò e dove ho vissuto per quasi un anno.

Amerò sempre i colori; essi sono evocativi, marcano i  ricordi e donano sensazioni.
Tanti li percepisco, molti mi piacciono e altri meno ma sono ugualmente indispensabili.

E poi c’è quel colore in particolare, che avrà sempre per me un ruolo davvero speciale.

Lavi.

I libri che non avrei dovuto leggere

La prima recensione sul mio blog sarà negativa, voglio parlare dei due libri che se non avessi mai letto sarebbe stato molto meglio, per due ragioni:

1. Oggi non sarei qui a dirne male.

2. Avrei risparmiato tempo e sensazioni negative.

Pensando alla citazione: “Se non hai niente di carino da dire meglio non dire nulla”, questa scelta non sembra tra le più ragionevoli.

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Seriously?

Tuttavia sono abbastanza certa che dire la mia non danneggerà nessuno, nemmeno le autrici di questi romanzi che avranno senz’altro raccolto consensi altrove.

Sono anche dell’idea che con le dovute maniere, si possa dire tutto quindi perché trattenermi?

Ecco i due romanzi che, sarebbe stato meglio per me non leggere affatto:

9788817066709_0_0_300_75 Di me diranno che ho ucciso un angelo

di Gisella Laterza

edito da Rizzoli

Questo romanzo ha soltanto un’indiscussa bellezza: la copertina.

Credo che la copertina sia valsa la metà o più delle vendite perché se esse si basassero sul suo contenuto, non mi sorprenderei ancora una volta di pensarla così diversamente dal resto del mondo.

Mi spiace essere tanto spietata ma quando ripenso a Di me diranno che ho ucciso un angelo, la mente corre allo stereotipo della bellissima ragazza esteriormente ma vuota e insignificante dentro.

Il romanzo consiste in una raccolta di scene confuse e vaghe descritte attraverso massime d’amore e di vita che lasciano enormi interrogativi.

Per tutta la lettura ho avuto l’impressione che non contino la trama e gli avvenimenti, nemmeno i personaggi con i quali è impossibile empatizzare.

Ogni evento compreso chi lo anima sembra destinato ad esaurirsi con la riflessione di riferimento per poi svanire.

“Ho imparato” risponde lo sconosciuto “che ad una domanda come – chi sei? – non si risponde con una parola sola” “E con cosa?” “E’ questo il dilemma. Non lo so. Che cosa sono gli uomini? E le donne? E come sono diventati ciò che sono? E come posso diventarlo io? So solo che tanti uomini sono ciò che non dovrebbero essere. So che tanti uomini e tante donne non riescono a diventare se stessi. Perciò te lo chiedo di nuovo: come si diventa se stessi? Che cosa sono gli uomini e le donne? Cosa li rende reali?”

La trama è un abbozzo ed è quanto di più concreto il romanzo lasci: un angelo in cerca del significato dell’amore chiede aiuto ad Aurora, una ragazzina tediata dai crucci della giovinezza.

Esaurita la premessa il racconto sfocia in incontri con altri personaggi  tutti accennati, quasi dei senza volto che regalano perle filosofiche per poi svanire.

Nel corso della narrazione incorrono l’omicidio di una donna in un carrozzone e una scena di sesso tra la demone Sera (il grande amore dell’angelo) con un uomo di mezza età chiamato Astrolabio.

Non mi scandalizzo per i fatti narrati evanescenti come tutto il resto ma per la classificazione del romanzo a partire dai dodici anni. Mi chiedo: se sono trattati argomenti simili e tutte quelle riflessioni non sono di facile comprensione, perché attribuire un romanzo simile ad un pubblico di giovani lettori?

Sono trascorsi anni dalla lettura di questa storia ma ancora non ho scordato, il senso di vuoto che mi ha lasciato.

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Comunque vada non importa

di Eleonora C. Caruso

edito da Indiana

Se del romanzo precedente non ho apprezzato lo stile di scrittura fin troppo lento e stucchevole, quello di Comunque vada non importa è incalzante e impertinente.

Si salva dunque nello stile ma pecca, irrimediabilmente, nella trama e nel gergo.

Partiamo da quest’ultimo: il libro in questione è per stomaci forti, descrive un sacco di scene disgustose che spero per essere state inventate, non abbiano preso esempio da un qualche riscontro pratico.

Un giorno gli lascerò un mio assorbente sul cuscino. Uno di quelli del secondo giorno, belli pieni. Intanto piscio, guardando le mosche scagliarsi contro il loro stesso riflesso.

Contiene anche un sacco di riferimenti alla cultura degli anime, senza uno straccio di nota a piè di pagina per chi non conosce il settore. Pecca dell’editore.

Ed ora veniamo alla trama: la pigra e insoddisfatta Darla passa le giornate sul divano a guardare anime, ingurgitando cibo spazzatura e trascurando la sua igiene.

Darla convive con lo “splendido” fratello omosessuale, antipatico, viziato, affetto da disturbi alimentari e turbe psicologiche che non giustificano la sua boria e cattiveria.

Il fratellino ha un fidanzato molto attraente e innamorato di lui, al punto che nella seconda metà del romanzo lo tradisce con Darla mentre è ricoverato in ospedale.

Ho profondamente detestato tutti i personaggi di questo romanzo, la cui storia non è che quella di Darla e dei suoi rapporti con i familiari, amici e conoscenti.

Rapporti per lo più tesi che li vede pugnalarsi a vicenda e che se nella prima metà poteva apparire accattivante va via, via somigliando sempre più ad una patetica telenovela italiana.

Documentandomi in proposito, ho capito che uno degli intenti del romanzo è  dimostrare come i giovani si barcamenano nella difficile situazione attuale dovuta alla crisi.

Non mi sembra incoraggiante ma denigratorio per un lettore identificarsi in una protagonista ventiduenne bloccata all’egocentrismo adolescenziale, con le spalle coperte eppure troppo pigra per darsi da fare.

Uno degli obiettivi della trama è invece mostrare Darla che uscita dal suo rifugio fatto di finzione e pigrizia fronteggia finalmente il prossimo.

Purtroppo entro la fine del romanzo non evince nessun miglioramento in lei, a conti fatti è sempre la stessa Darla.

Ecco dunque che la storia finisce in un mare di niente e ne resta un romanzaccio moderno e superficiale.

Queste sono state finora le due peggiori letture della mia vita.

Analizzandole mi sono accorta di come ciò che l’una manca del tutto, l’altra lo esagera e  non sono che l’eccesso o la pochezza l’una dell’altra in egual misura…è davvero bizzarro!

 

Lavi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Who am I

Non ho girato il mondo né conquistato titoli tali a elevarmi quale scrittrice o dottoressa di chissà che cosa.

Non ho un’immagine pubblica ricamata con dovizia né l’ambizione di farmi conoscere.

Se questa premessa non è equivalsa a esorcizzare la vostra curiosità, adesso farò un piccolo sforzo e tenterò quel che meno mi riesce: presentarmi.

Non sono ciò che la maggioranza delle persone cerca ostinatamente di incarnare e questo l’ho detto, sono invece quel che la maggioranza della gente è ovvero, una comunissima persona (ragazza).

Ho ventisette anni e mi firmo Lavi.

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Lavi; D.Gray Man

Lavi è naturalmente uno pseudonimo, scelto per una banalissima motivazione: mi piace come suona e mi ispira simpatia il Lavi di D.Gray Man.

Amo leggere e scrivere, in particolare libri per ragazzi e/o bambini perché è il genere di pubblico al quale vorrei rivolgermi io stessa se potessi pubblicare i miei romanzi.

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Mi sono già avventurata nell’ardua impresa della pubblicazione ma come la maggioranza degli aspiranti scrittori senza spalle coperte, ne ho finora ricavato soltanto qualche minima soddisfazione personale mancando però l’obiettivo principale.

Ho inaugurato questo spazio dove poter scrivere per non allontanarmi dalla letteratura ed anche per potermi esprimere, senza nulla da dimostrare.

Odio questa società dove tutti si affannano per un briciolo di considerazione. Io voglio soltanto essere me stessa.

Per cominciare, direi che questo sia tutto quello che c’è da sapere.

Lavi.