I libri che non avrei dovuto leggere

La prima recensione sul mio blog sarà negativa, voglio parlare dei due libri che se non avessi mai letto sarebbe stato molto meglio, per due ragioni:

1. Oggi non sarei qui a dirne male.

2. Avrei risparmiato tempo e sensazioni negative.

Pensando alla citazione: “Se non hai niente di carino da dire meglio non dire nulla”, questa scelta non sembra tra le più ragionevoli.

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Seriously?

Tuttavia sono abbastanza certa che dire la mia non danneggerà nessuno, nemmeno le autrici di questi romanzi che avranno senz’altro raccolto consensi altrove.

Sono anche dell’idea che con le dovute maniere, si possa dire tutto quindi perché trattenermi?

Ecco i due romanzi che, sarebbe stato meglio per me non leggere affatto:

9788817066709_0_0_300_75 Di me diranno che ho ucciso un angelo

di Gisella Laterza

edito da Rizzoli

Questo romanzo ha soltanto un’indiscussa bellezza: la copertina.

Credo che la copertina sia valsa la metà o più delle vendite perché se esse si basassero sul suo contenuto, non mi sorprenderei ancora una volta di pensarla così diversamente dal resto del mondo.

Mi spiace essere tanto spietata ma quando ripenso a Di me diranno che ho ucciso un angelo, la mente corre allo stereotipo della bellissima ragazza esteriormente ma vuota e insignificante dentro.

Il romanzo consiste in una raccolta di scene confuse e vaghe descritte attraverso massime d’amore e di vita che lasciano enormi interrogativi.

Per tutta la lettura ho avuto l’impressione che non contino la trama e gli avvenimenti, nemmeno i personaggi con i quali è impossibile empatizzare.

Ogni evento compreso chi lo anima sembra destinato ad esaurirsi con la riflessione di riferimento per poi svanire.

“Ho imparato” risponde lo sconosciuto “che ad una domanda come – chi sei? – non si risponde con una parola sola” “E con cosa?” “E’ questo il dilemma. Non lo so. Che cosa sono gli uomini? E le donne? E come sono diventati ciò che sono? E come posso diventarlo io? So solo che tanti uomini sono ciò che non dovrebbero essere. So che tanti uomini e tante donne non riescono a diventare se stessi. Perciò te lo chiedo di nuovo: come si diventa se stessi? Che cosa sono gli uomini e le donne? Cosa li rende reali?”

La trama è un abbozzo ed è quanto di più concreto il romanzo lasci: un angelo in cerca del significato dell’amore chiede aiuto ad Aurora, una ragazzina tediata dai crucci della giovinezza.

Esaurita la premessa il racconto sfocia in incontri con altri personaggi  tutti accennati, quasi dei senza volto che regalano perle filosofiche per poi svanire.

Nel corso della narrazione incorrono l’omicidio di una donna in un carrozzone e una scena di sesso tra la demone Sera (il grande amore dell’angelo) con un uomo di mezza età chiamato Astrolabio.

Non mi scandalizzo per i fatti narrati evanescenti come tutto il resto ma per la classificazione del romanzo a partire dai dodici anni. Mi chiedo: se sono trattati argomenti simili e tutte quelle riflessioni non sono di facile comprensione, perché attribuire un romanzo simile ad un pubblico di giovani lettori?

Sono trascorsi anni dalla lettura di questa storia ma ancora non ho scordato, il senso di vuoto che mi ha lasciato.

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Comunque vada non importa

di Eleonora C. Caruso

edito da Indiana

Se del romanzo precedente non ho apprezzato lo stile di scrittura fin troppo lento e stucchevole, quello di Comunque vada non importa è incalzante e impertinente.

Si salva dunque nello stile ma pecca, irrimediabilmente, nella trama e nel gergo.

Partiamo da quest’ultimo: il libro in questione è per stomaci forti, descrive un sacco di scene disgustose che spero per essere state inventate, non abbiano preso esempio da un qualche riscontro pratico.

Un giorno gli lascerò un mio assorbente sul cuscino. Uno di quelli del secondo giorno, belli pieni. Intanto piscio, guardando le mosche scagliarsi contro il loro stesso riflesso.

Contiene anche un sacco di riferimenti alla cultura degli anime, senza uno straccio di nota a piè di pagina per chi non conosce il settore. Pecca dell’editore.

Ed ora veniamo alla trama: la pigra e insoddisfatta Darla passa le giornate sul divano a guardare anime, ingurgitando cibo spazzatura e trascurando la sua igiene.

Darla convive con lo “splendido” fratello omosessuale, antipatico, viziato, affetto da disturbi alimentari e turbe psicologiche che non giustificano la sua boria e cattiveria.

Il fratellino ha un fidanzato molto attraente e innamorato di lui, al punto che nella seconda metà del romanzo lo tradisce con Darla mentre è ricoverato in ospedale.

Ho profondamente detestato tutti i personaggi di questo romanzo, la cui storia non è che quella di Darla e dei suoi rapporti con i familiari, amici e conoscenti.

Rapporti per lo più tesi che li vede pugnalarsi a vicenda e che se nella prima metà poteva apparire accattivante va via, via somigliando sempre più ad una patetica telenovela italiana.

Documentandomi in proposito, ho capito che uno degli intenti del romanzo è  dimostrare come i giovani si barcamenano nella difficile situazione attuale dovuta alla crisi.

Non mi sembra incoraggiante ma denigratorio per un lettore identificarsi in una protagonista ventiduenne bloccata all’egocentrismo adolescenziale, con le spalle coperte eppure troppo pigra per darsi da fare.

Uno degli obiettivi della trama è invece mostrare Darla che uscita dal suo rifugio fatto di finzione e pigrizia fronteggia finalmente il prossimo.

Purtroppo entro la fine del romanzo non evince nessun miglioramento in lei, a conti fatti è sempre la stessa Darla.

Ecco dunque che la storia finisce in un mare di niente e ne resta un romanzaccio moderno e superficiale.

Queste sono state finora le due peggiori letture della mia vita.

Analizzandole mi sono accorta di come ciò che l’una manca del tutto, l’altra lo esagera e  non sono che l’eccesso o la pochezza l’una dell’altra in egual misura…è davvero bizzarro!

 

Lavi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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